[2018] Tunisia Archeo Expedition

L’idea di questo tour è partita ambiziosa, parimenti al primaverile ‘Rally Expedition‘: una settimana, 5 giorni effettivi, mediamente 1500/1600 km, con in più una certa ‘caratterizzazione archeologica’, l’attraversamento  della dorsale tunisina dell’Atlante  e la scoperta di zone nuove, poco battute e al contempo non propriamente turistiche in questo periodo.

E’ stato un gran bel viaggio, avventuroso per le particolari condizioni di sicurezza della zona a ovest, molto vicina ai confini caldi dell’Algeria e ai luoghi noti e caldissimi tunisini. Situazione molto ben studiata, definita e condivisa pre-partenza.

La mappa che segue mostra i percorsi per giorno, con l’esclusione di quello d’arrivo (da La Goulette a Bizerte).

Approfittando del tempo disponibile pre tramonto e del meteo, usciti dalla dogana, abbiamo deciso di saltare la prevista sosta a Sidi Bou Said, per dirigerci a Bizerte, anticipando così, diversi km della tappa successiva. Tempo cupissimo, temporale nero nero a vista. Colti dal buio e dal diluvio, ci fermiamo in un’area sosta dove alcuni tunisini contattano per noi un albergo che poi non useremo, trovando l’intera città bloccata per il forte temporale e relativo allagamento. Dopo diversi guadi urbani con l’acqua alle ginocchia, sosta  in un buon albergo con estemporaneo garage vicino alle cucine.

Percorso verde, da Bizerte a El Kef

Partenza mattutina e visita a  Cap Angela, il punto più a nord d’Africa, percorrendo ampie colline e zone rurali piuttosto remote. Divertente l’accesso al ‘mitico’ promontorio, attraversando un boschetto su sterrato, ricco di pozze d’acqua.

  1. ingresso
  2. punto di accesso moto
  3. punti di accesso ‘pedonale’
  4. faro

Ritorno in parte sugli stessi passi,  deviando poi per Mateur, Beja ed infine, nel primo pomeriggio, sosta e visita al magnifico sito archeologico di Thugga. Già da qui si comincia a percepire una certa attenzione da parte della ‘sicurezza tunisina’ che ci controlla con attenzione i passaporti.  Giunti a El Kef, ci dirigiamo in pieno centro, sotto la kasba, nei pressi di un albergo caratteristico. Non ci rendiamo conto salendo, che un pulmino della polizia ci sta correndo dietro,  ‘semplicemente’  per scortarci. Vista l’indisponibilità dell’albergo, i gentili poliziotti trovano per noi un’alternativa presso lo spartano hotel Les Pins. Pressione poliziesca che scompare durante la serata; ci facciamo un ampio giro in città, zero turismo, zero alcool (tanto per dire) ma in compenso cena molto ruspante.

Percorso rosso, da El Kef a Sbeitla

Da El Kef partiamo senza scorte in direzione  Jugurtha . Magnifico territorio, vista ampia su colline verdi, montagne che ricordano i canyon americani e  bacini d’acqua molto vasti. Il tempo tiene ma fa freschetto, considerando una costante relativa altitudine. Polizia e guardia nazionale presente agli incroci, ci saluta e ci lascia passare. Dopo Manzil Salim, all’incrocio tra la P18 e la C79 ci fermano e da li inizia il ‘gran tour con l’accompagnamento’:  visita alla Tavola di Jugurtha ( 1170 mt slm)  coperta da una fitta nebbia (chi va sopra e chi rimane sotto, con la guardia nazionale), successivi  250 km circa sotto il diluvio a quote dai 700 ai 1100 metri slm, seguendo  le varie scorte, parecchio veloci.  Questa staffetta continua tra polizia e guardia nazionale ci tiene parecchio in apprensione perchè trattengono i nostri passaporti, passandoseli tra loro ad ogni cambio.  Il movimentato percorso si conclude a Sbeitla, presso l’hotel Sufetula. Il pomeriggio piovoso non favorisce la vista al grande comprensorio archeologico che è proprio a vista, a ridosso dell’albergo. Pomeriggio uggioso, pranzo pomeridiano, giro rocambolesco in taxi…

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Un approfondimento ‘visuale’ sulle ‘zone rosse’ e  il nostro passaggio (in azzurro il giro previsto, in rosso il passaggio ‘critico’).

1) El Kef città ‘tendenzialmente ortodossa’ da un punto di vista religioso, di medie dimensioni, di confine con l’Algeria, non particolarmente ‘abituata’ al turismo…lo era ma non oggi. Il punto cerchiato è lo Jebel Nebeur (il monte)..i monti sono i posti dove possono trovare nascondiglio gruppi terroristici e/o dove sono avvenuti fatti di guerriglia o ammazzamenti.

2)Haidra era uno dei luoghi da visitare, c’è un importante sito archeologico ma nel contempo è la zona più vicina al confine algerino, cosi come la Tavola di Jugurtha, poco sopra. In uscita c’è una zona boschiva…di fatto la scorta ha evitato ogni problema.

3, 4, 5) il Jebel Chambi dei tre è il posto più pericoloso e noto. Meno noti ma altrettanto ‘problematici’ lo Jebel Semmana (punto 4) e lo Jebel Selloum (punto 5) che circondano Kasserine. La scorta ci fa passare proprio in mezzo ai tre monti. Personalmente ritengo che con la scorta siamo stati molto più visibili e potenzialmente più esposti, visto che le autorità governative rappresentano i principali obiettivi della guerriglia in queste zone. Se si guarda la mappa, il percorso che prevedevo in uscita da Jugurtha era molto più ‘prudente’. Di fatto, una volta agganciati li, poco prima di Jugurtha, non c’hanno mollato.

6)Jebel Mghilla: un’altra montagna a vista dalla strada, dove è nota l’attività di cui sopra. Sbeitla, una perla da un punto di vista storico culturale, infatti, oggi putroppo non è certamente Hammamet per quanto riguarda la ‘sicurezza degli ospiti stranieri’.

7) Sidi Bouzid è un luogo simbolo dell’intero malcontento di questa grande zona periferica della Tunisia, da sempre più povera delle zone costiere; ancor più povera e arrabbiata negli ultimi anni, anche a causa del fermo di molte cave di fosfati tipiche della zona e relativo aggravamento della già endemica  disoccupazione. Da qui è partita la rivoluzione del 2010/11, innescata simbolicamente  dal fruttivendolo che si è dato fuoco. Ci siamo passati vicini questa volta, proprio dentro, nel precedente viaggio.

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Percorso giallo, da Sbeitla a Matmata

Un tiepido sole favorisce la ripartenza;  mollata la scorta che ci aspettava fuori l’albergo, si parte in direzione Gasfa. Sulla P3, deviazione per lo Djebel Majoura, per poi percorrere quella splendida dorsale tra Sened e Saket, tra palmeti di montagna e piccolissimi villaggi, fino ad arrivare sullo  Djebel Biadha, a 1120 metri, dove c’è una base radio militare. Cacciati in malo modo dai militari, la discesa ci regala scenari veramente suggestivi. Dopo Saket, percorriamo la pista (piuttosto nascosta) che conduce alle strettissime gole dell’Oued Hayfa, uscendo poi in una zona predesertica bellissima e silenziosa.

Zoommando sulla mappa è possibile vedere i particolari…

Da qui, direzione El Guettar, P15 e poi C103,  una strada da film…fantastica, che attraversa la zona nord dello Chott El Jerid ovvero il meno noto ma altrettanto suggestivo  Chott El FejejDopo lo street food per pranzo a  Kebili, Douz e la nota porta del deserto, per poi raggiungere Matmata al tramonto, percorrendo km e km della C104, distrutta dalle piogge e dalle piene (praticamente tutto fango), la stessa strada perfetta, percorsa molto molto allegramente nel precedente viaggio. Fantastico l’ultimo tratto, dopo l’incrocio con la C211 (la famosa pipeline che scende a Ksar Ghilane, ) il più suggestivo con le luci basse e calde del tramonto che  sale sulle colline e raggiunge un passo, presso il piccolo villaggio di Tamezret per poi ridiscendere verso Matmata .

A Matmata, pernotto nelle grotte berbere del Sidi Idriss, noto star wars set …qualche bacarozzo nero qua e la, molto spartano…ma al contempo particolare. Ormai ho una certa esperienza di alloggi berberi…

Percorso azzurro, da Matmata a Mahdia  e poi Tunisi

Il rientro veloce, via autostrada da Gabes, ci consente una vera vista a El Jem e il suo magnifico anfiteatro. Ne valeva la pena…Ben due volte mi ci sono fermato davanti, solo per le foto col dromedario…. Da El Jem a Mahdia, bella località di mare, raggiunta attraversando alternativamente veri boschi di ulivi e piccoli villaggi un po desolati. Pernotto presso l’esagerato Royal El Masour  preceduto da un rilassante pomeriggio tra spiaggia e lounge bar. Serata nella medina, rocambolescamente raggiunta in taxi, gran giro,  the alla menta presso  il centrale Cafè El Medina , cena speciale di pesce al ristorante Le Quai  e fine serata con tipica consumazione di shisha & narghilè in una delle diverse sale a tema del magnifico hotel.  Più o meno sincroni, il giorno dopo si riparte facendo una deviazione sulla spiaggia di Bouficha, sul golfo di Hammamet. Si arriva così,  piuttosto presto a Tunisi, avendo ampio margine per trovare un garage e fare un gran giro nella medina, anche quella più nascosta e inconsueta, accompagnati dal solito faccendiere…Veramente notevole la vista dall’alto dei tetti della città.

Concludo il report con questo bel grafico che rappresenta il profilo altimetrico del percorso: in particolare, ben in vista, i picchi delle cime ‘over 1000’  sulla dorsale tunisina dell’Atlante e il 40% circa dell’intero viaggio a oltre 400/500 metri slm. La Tunisia evidentemente non è solo deserto…

Gran gruppo, grande esperienza. Tunisia vicina, bella, economica…fattibile  (andando comunque ben preparati e consapevoli o accompagnati possibilmente da professionisti) e che anche al terzo viaggio, dà sempre molto e darà ancora per il quarto, previsto in primavera…

Durante il viaggio sono state pubbiicate le tappe più salienti utilizzando Youposition

Segue la galleria  di foto pubblicate sulla pagina Facebook ‘Motodremer Blog’.

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