[2017] Dolomiti lucane, Murgia materana, Pollino, Sila e Aspromonte

Anche questa volta trattasi di viaggio quasi last minute di fine estate…evidentemente il dover concentrare tutto in una settimana, ottimizzando, spreme il meglio delle mie capacità da ‘motodreamer’, esagerando. La solita voglia di ‘vedere tutto il possibile’. In più, presunte, nefaste attività atmosferiche sulle Dolomiti, prima meta del viaggio, costringono me e il mio amico Vincenzo, a rimodulare il tutto per un’alternativa a sud, molto più a sud…parecchio a sud.

Da qui nasce questo gran bel viaggio, complesso e variegato

Partenza già relativamente insolita, almeno per me: treno di gomme a seguito e soprattutto sveglia alle 5, appuntamento alle 7 de la magnana…

Le Continental TKC80 che avevo sotto avevano dato abbastanza, quasi 10mila km, Spagna, Francia…e parecchio altro. Avendo poco tempo prepartenza, cerco abbastanza disperatamente (da casa, davanti al pc) un gommista lungo la strada e dopo diversi infruttuosi tentativi (anche telefonici) , trovo un gommista disponibile a Cava dei Tirreni, Luigi Adinolfi che con 12 euro sostituisce le gomme in poco tempo. Qualche problema di montaggio che mi costringe a ritornare…comunque si riparte, attraversando il versante nord dell’appennino lucano, passando per Castelmezzano, dove c’è il famoso Volo dell’angelo. Già in questo tratto ci si rende conto di alcune cose: i posti sono bellissimi, le strade sono pessime, le interruzioni sono usuali e le indicazioni di alternative, assolutamente inattendibili, anzi, tenedenzialmente perculatorie. Tant’è che arriviamo a Matera, vedendola da lontano, suggestiva e scintillante delle sue luci serali,  ben dopo il tramonto. Raggiungiamo con i soliti giretti da gps e gmaps, il buon Palace Hotel, albergo 4 stelle prenotato  in itinere (e soprattutto in offerta): veloce doccetta, tenuta turistica, casco in testa, moto, parcheggio zingaro ZTL, passeggiata, cena e birra in pieno suggestivo centro storico. Parlare con qualche organizzatore di giri turistici presso i Sassi, ci induce (è stato un attimo…due tre ore a piedi…già vedevo l’ambulanza a sirene spiegate…ossigeno), la mattina seguente, a partire alla buon ora per raggiungere uno spettacolare punto panoramico per fare diverse foto all’ameno luogo incantato.

Si continua per strade belle ma improbabili per manutenzione inesistente, avvallamenti pericolosi, smottamenti etc etc…raggiungendo Craco, il famoso paese fantasma, debbo dire suggestivo picco in una valle arsa dal sole. Il classico posto turistico ma da vedere.

Si prosegue entrando nel vivo del viaggio, l’attraversamento nord est sud ovest del parco del Pollino, un vero spettacolo. Posti bellissimi, aria relativamente montana, ombre e luci fantastiche….strade pessime. Sappiamo già che la meta è raggiungere la costa del tirreno, Scalea…(che poi non raggiungeremo …) ma che risaliremo il giorno dopo, parallelamente da sud ovest a nord est ma più in basso. Doppio Pollino, da dire basta..non ne posso più.

Raggiungiamo quasi a sera un albergone 4 stars a Sangineto, pieno di gente in ghingheri, minigonne fucsia, Rolex oro acciaio…Mercedes e BMW zingaresche…Non buono l’impatto, anzi pessimo in reception dove ci fanno capire chiaramente che le prenotazioni da booking sono sfigate, e alla semplice battuta ‘la camera è vista mare?’, giustappunto la risposta è metterci al primo piano vista muro di spinta sotto al monte …anzi vista monnezza. Una marea di monnezza.

La cena ci rincuora: un menu turistico di pesce che si è rivelato una vera cena con i fiocchi, tutto fresco, a pochi soldi, in un ristorante molto frequentato vista mare a pochi metri dall’albergo e un rigenerante tuffo in piscina, l’indomani, prepartenza.

Vorremmo onorare il paese natale di Frank (Francesco, altro compagno di scorribande asiatiche), Belvedere, fermandoci in posti da lui segnalati come imperdibili ma vi entriamo solo e da li saliamo per la seconda attraversata del Pollino. San Sosti, Castrovillari…ma forse no…Comunque bei posti, tra l’altro, siamo in piena zona Arbëreshë, l’Albania in Italia…E li, li capisci, sti albanesi dei secoli scorsi, sul perchè si sono fermati qui. Terra simile, direi anche più bella ma orograficamente complessa. Arriviamo a Civita, sollecitati da indicazioni ‘marroni’ sulle Gole del Raganello e il Ponte del Diavolo. Troviamo musei e addirittura un castello Arbëreshë (non si vede)…il castello di Krujie ma fatti i soliti giretti perlustrativi, non solo non si riesce a scorgere il castello ma non si vedono le famose gole e il Ponte mefistico…

Google Maps zummato ci dice che c’è un accesso dal basso. Lo seguiamo ma non riusciamo a capire come si possa scendere su uno dei versanti, a picco, sulle gole. A forza di girare su e giù, vedo uno stretto accesso di cemento, strada ripidissima. Io scendo in perlustrazione, Vincenzo rimane sopra e fa bene. Dopo circa un km di strapiombo  e diversi tornantini da mulo, trovo un fosso profondo, quasi ad impedire l’accesso a quella che sembra essere una più larga strada sterrata. Sono interdetto ma comunque chiamo Vincenzo …gli mando un messaggio ma non risponde. Decido con ardimento di proseguire, mi sembra di essere sulla strada giusta e comunque molto vicino. La strada però peggiora, segue un sentiero tra cespugli con a sinistra la roccia a picco, poi diventa una sassaia, da dove si apre alla vista, la profonda gola e in fondo il Ponte del Diavolo .  L’intera divagazione  offroad wild, dura 10 minuti +  il tempo di poche foto ma debbo dire un certo strippamento lo ha generato.

Ritorno rapido direzione autostrada che avevamo scavalcato in andata, per far presto, con sosta in un ristorantino da camionista prezzi modesti e ottima bisteccona. Si entra a Frascineto e si esce a Montalto Uffugo…(?? mah) con i soliti giretti per trovare la strada giusta. Comunque se ne trova sempre una inusuale,  al volo, per le campagne, direzione Rose, Varco San Mauro…molto bella, salendo e scendendo tra calanchi secchi e bei boschi…Le strade, come al solito, pessime e vietate con chiaro segnale , specifico divieto per moto. Tanto per dire: se ti fai male, so cazzi toi (idioma locale). A metà strada, decidiamo di rallentare il ritmo e arrivare in tempo per il bagnetto presso la Locanda del Poeta, vicino a Acri, un agriturismo spettacolare, nel verde, da raggiungere su un suggestivo e polveroso  sterrato nel bosco. Birretta & bagno in piscina (non so se s’è capito che il primo filtro su booking è ‘piscina’), ottima cena, piccantissima (conseguenze dolorose per tre (3) giorni a seguire) e serata fresca a quasi 1100 metri slm.

Con calma l’indomani si riparte, circumnavigando il lago di Cecita, con tentativo di vedere i famosi Giganti della Sila…None. Però si capisce subito che questo famoso parco offre ampi scenari naturalistici, bellissimi. Qui strade ottime…e monnezza da bivacco selvaggio un po ovunque.  Circumnavigazione anche del lago di Lorica, ufficialmente lago Arvo…. Pranzetto dal paninaro ‘gnorantissimo’ (di quelli che spizzicano ‘con le mano’ mentre cucinano), grossi problemi digestivi per Vincenzo…soste varie….E ancora fantastiche strade per raggiungere il meno conosciuto lago dell’Ampollino che si presenta selvaggio e popolato solo da mucche e altro bestiame allo stato brado. Veramente da vedere. Raggiungiamo Catanzaro provenendo dai monti, su strade impervie, sempre deformate, con diversi, soliti,  divieti di transito per le moto. Passiamo per la Riserva Statale Poverella Villaggio Mancuso, Albi, Taverna…che strade e gole! Un pezzo di raccordo catanzarese e si rientra perchè la nostra meta è Stiletti e più in basso S. Maria del Mare, Torrazzo, poco prima di Soverato ma da raggiungere dall’alto, scendendo da tornanti bellissimi vista mare. Arriviamo nella pensioncina una stella, Hotel Conca D’Oro, decente ma dalla grande terrazza panoramica, appena fuori la camera. Serata parecchio ‘a mare’ più in basso, in un altrettanto panoramico locale, il Bilbò letteralmente arroccato sugli scogli delle Vasche di Cassiodoro.

Si riparte, iniziando un complesso giro sulle già pendici dell’Aspromonte: da Badolato, Elce della Vecchia, Serra San Bruno….boschi fittissimi che non fanno passare la luce, pochissime auto. Sempre oltre i mille metri con picchi più alti. Inutile dire che quel freschetto mattutino è stato molto gradito. Mongiana, Fabrizia, Paradiso, Caulonia, dopo una discesa piena di curve, asfalto rovinato ma decente. Panini e birretta nel bar della piazza, quello dove girano gli autobus. Facciamo 4 chiacchiere con i paesani da bar, ai quali diciamo che andiamo a Bianco e vorremo passare per l’interno, cosa che a loro suona assai strana. Passiamo diverso tempo a cercare di spiegare che a noi l’interno, seppur lungo, piace molto di più e alla fine riusciamo a partire, con la loro benedizione. Pezzolo, Cassari, un saliscendi stretto, complesso e deformato, tra le campagne, gialle ed arse dal sole.  Quasi zero incontri, ancora meno nel tratto a riscendere verso la costa. Gioiosa Ionica, litoranea. Locri, Bovalino e Bianco, dove ci fermiamo presso Villa Helios, un b&b discreto, sorto  inconfutabilmente sulla base di una villetta padronale d’epoca. Qualche incomprensione con il gestore (la solita camera vista mare su booking che diventa, piano terra con porta a vetri che da sull’ingresso…) ad ogni modo il mare è vicino e viene fuori anche un discreto bagnetto di fine estate, di quelli timorosi, con massaggio di acclimatamento sulla panza. Li a pochi metri uno stabilimento con bar pizzeria (il massimo) con mora, longilinea gestrice, dal quale non ci muoveremo fino a sera inoltrata, consumando un’ottima pizza, varie birre a prezzi come sempre più che ragionevoli.

L’indomani, dopo la solita ricca colazione, si decide di risalire sull’Aspomonte, per attraversarlo completamente, saltando una tappa intermedia che avevamo previsto, dopo aver letto un report ‘socio antropologico’ centrato sull’esplorazione di posti ancor più remoti. Di fatto, senza alcuna remora, valutazione personale, tolte le magnifiche ed isolate montagne interne a quote sempre oltre i 1200 metri, ricchissime di fitti boschi, l’entroterra è molto simile, si sale e si scende e se ci si azzarda a voler tagliare da paese a paese, a parte gli arditi percorsi e la miriade di curve, non c’è un granchè da vedere o cose degne di nota (rispetto ad un comune mortale dalla cultura media, dai miti intenti, ottemperante del codice penale). Il mio personalissimo report sociologico è quasi completo a questo punto, ho materiale sufficiente (che avrò modo di arricchire ancora) e di cui parlerò alla fine.

Risaliamo quindi per Ardore, perchè la SP2 è interrotta a Platì (confermato anche dagli autoctoni). La riprenderemo percorrendo al SP36, Ciminà per poi arrivare, sempre attraversando bellissimi boschi montani, fino a Santa Cristina d’Aspomonte. Percorriamo poi molti altri km sulla SP2, vista Tirreno, un tratto  che dall’alto, consente di vedere la costa sicula. Emozionante e mitologico. Deviazione sulla strada comunale Cardeto nord, Mosorrofa e quindi Reggio Calabria, in cui giungiamo proprio per pranzo, giust’appunto cadendo dentro un fresco MC Donald,  proprio in centro. L’albergo discreto che troviamo per la nostra visita culturale cittadina è l’Hotel Palace Masoanri’s, un tre stelle di modeste pretese ma con il balcone a 10 metri dal MiBACT, Museo Archeologico Nazionale di Reggio di Calabria  che custodisce, oltre ad inestimabili testimonianze dell’antica storia calabra, i famosi Bronzi di Riace.  Abbiamo il tempo anche per un riposino,  per una gran visita del museo, bronzi compresi e un bel giro sul lungomare. Finiamo la serata nell’ennesimo bel posto vista stretto, Sicilia e tramonto, al Pepy’s Beach . Piacevole e ventilato.

L’indomani, venerdì, si riparte ‘intelligentemente’ via autostrada, poco trafficata e abbastanza comoda. Tanti km, interrotti solo da una breve deviazione a Lauria, dove ci fermiamo per pranzo e per fare vista ad un mio caro amico mago (in arte) Carlo Fox e  la sua bella famiglia.

In conclusione alcune valutazioni finali…Il tutto è da rapportare al periodo estivo.

Tanti km, poco meno di 3000, tanti bei posti ma le condizioni di questo sud che abbiamo visto, da un punto di vista viario, tranne in alcuni tratti, sono molto precarie: frane smottamenti, deviazioni improbabili senza via di uscita, divieti specifici per le moto di cui nessuno sa niente. Molta spazzatura ovunque, sulla costa tirrenica, poche le piazzole di sosta che non siano discariche. In quasi tutto il percorso, sacchetti buttati ovunque. L’apoteosi tra i monti del Pollino e soprattutto della Sila. Un peccato…

Di contro, il percorso regala grandi emozioni, sia per la guida che per gli occhi. La natura in alcune zone è incredibile e inaspettata. In alcune altre, isolate, arse dal sole, impervie,  è selvaggia quanto basta per fare del giro di uno solo dei tre, quattro parchi da noi percorsi, una piccola grande avventura. Il massimo è un giro contorto come il nostro, che non è solo dover serrare tutto in una settimana ma secondo me, è quello che ci vuole per un’immersione piena, per farsi persuasi che questo sud è simile, se non più bello  e intenso, dei tanti posti mediterranei che spesso andiamo a cercare oltremare.

In più si spende ragionevolmente per pernottare e soprattutto per mangiare (benissimo) e la gente si fa i fatti propri :)

Il report sociologico: pochi racconti  di viaggio (su strada, in moto) di questo sud, vanno oltre le solite considerazioni, un po come ho fatto fin’ora: bello brutto, si mangia bene…

Solo uno che ho letto recentemente,  un articolo di Totò Le Motò, Antonio Femia, noto e recensito Motodreamer, pubblicato su Motociclismo, nel riportare il racconto di un giro in moto originale, nel profondo e poco frequentato sud, mette insieme alcuni ‘pezzi di storia sociale’ calabra, ripercorrendo  alcune vicissitudini determinanti,  per capirne un po di più di quello che c’è, di com’è ora e il perchè eventualmente qualcosa è cambiato…e per quale verso, in meglio, in peggio. Di questo report  a me soprattutto è rimasto il link al video di Amara terra mia ,

canzone di un giovane Modugno che ha letteralmente pregnato malinconicamente la mia infanzia (vecchio frack…ndr) e che ho canticchiato più volte mentre facevo tornanti e tornantini durante il viaggio, tra i fichi d’india. Suggerire questa canzone, al di la dei contenuti dell’articolo, chiude mestamente la possibilità di qualsiasi altra valutazione: è una terra difficile per chi ci abita, per coloro che si ostinano ad abitarla e a tenerla viva…e per coloro che partono disperati. Malinconicamente, richiama il passo del contadino sul sentiero, di ritorno dalla vuota, sterile campagna, immerso nel sole aspro e nel suono delle cicale….che rivolge il pensiero alla propria donna, prima di partire per terre lontane, disperato.

Il contadino come minimo oggi ha la Panda 4×4 e il figlio  il Golf turbodiesel (seminuovo)  Di Panda 4×4 ne ho contate 60 solo in montagna, oltre i 1000 metri, non le prime, non le ultime, le migliori, quelle più toste e ambite. Di Golf belle nuove ho perso il conto.

I dati raccolti: su tre tratti distinti dell’Aspromonte, dell’interno, non della ‘mondana’ costa, ho contato ogni volta 50 auto con non più di 5 anni di vita, selezionando quelle oltre i 20mila euro e di queste, quelle oltre i 35mila. In media su 150 auto valutate (3 tratti x 50), oltre il 60% erano fresche e oltre i 20mila euro, di queste la metà, auto oltre i 35mila, tutte recentissime, targate italia.  10 auto oltre i 60mila. Fuori dalla casereccia statistica, in uno dei più impervi posti che abbiamo percorso, in mezzo a fittisimi alberi e felci, abbiamo incontrato un insolito convivio di auto di lusso, come se fossero davanti al casinò di Montecarlo, 5 auto nuovissime per un valore intorno ai 400mila euro. Saranno tutti emigranti in ferie….o forse erano quelli di Top Gear…

Ovviamente…è un gioco. Lascio a chi legge le proprie considerazioni.

PS  Ho contato auto solo sull’Aspromonte, giuro :)


“Murgia materana, Dolomiti lucane, Pollino, Sila e Aspromonte”

From [2017] Calabria Basilicata. Posted by MotoDreamer on 8/31/2017 (93 items)

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