[2014] Il mio secondo Elefantentreffen

Il raduno invernale mi ha sempre trovato perplesso: non ne capivo la motivazione. Fare tanti km in inverno, in moto, potrebbe pure passare, un turismo di nicchia, particolare…Ma partecipare all’Elefantentreffen è puntare dritto o quasi alla meta, una buca tra le colline bavaresi, a pochi km dal confine cecoslovacco. Puntare dritto, dopo aver percorso velocemente l’Italia in autostrada, soggiornato con buona probabilità in Austria, con ripartenza su autobahn tedesca fino a Monaco, piegando a est sino a Deggendorf per poi salire verso Solla. Pur volendo variare, l’ultimo tratto di percorso  sulla cosiddetta “Strada degli elefanti” passando per Rosenheim e Landshut, percorrere campagne ghiacciate e abbastanza monotone, non realizza neanche un po eventuali velleità turistiche.

Si va diretti per partecipare al raduno, forse il più frequentato dei raduni motociclistici invernali, raduno che in un modo o nell’altro, è di fatto un mito. Se ne vale la pena è questione soggettiva. Se ne vale la pena in modo reiterato nel tempo è un po al limite del comprensibile ma siamo sempre nell’ambito delle emozioni che solo un viaggio di questo genere suscita e innesca senza che ci sia un perchè spiegabile.

Il mio primo Elefantentreffen nel 2012 è stata una grande esperienza proprio perchè piena di varianti sul percorso, di gran freddo, di imprevisti del piccolo gruppo con tre mono anni 80/90, della presenza di un veterano come Ferruccio (quarto mono XT 86)…pensavo rimanesse unica. Al 57° neanche pensavo e già meditavo un 2014 al Pinguinos. Saltato quest’ultimo, incasinato con le ferie, l’occasione (la scusa) me l’ha fornita Lucio, ormai solido compagno di motoescursioni che avrebbe sicuramente partecipato con il gruppo Fuorigiri 2001 di Spello. E’ bastata una telefonata due settimane prima è si è innescata la solita ansia da pre partenza, fino al giorno in cui, sono salito a Foligno per poi partire insieme al gruppo il giorno successivo.

Novità di quest’anno, il gruppo appunto, e la moto, il Tenerè XT660Z, quarto proprietario, acquistato a ottobre.

Si parte abbastanza velocemente da Spello, io e Lucio carichi di tutto, con un nutrito gruppo di nove moto e un pickup di appoggio carico di vettovaglie e roba buonissima da mangiare. E45, Verghereto un pò ghiacciato e poi A1, A22 fino oltre Innsbruck, per fermarci un bell’hotel a Volders, vicino Wattens (Jagenwirt). Ottima cucina, birra e una cantina che è un museo: grappe e whisky di ogni tipo. Come sempre queste gasthof sono molto accoglienti. Il meteo ci sta assistendo come da previsioni: l’arrivo giovedì dovrebbe essere accompagnato da tempo decente. Ed infatti l’indomani si riparte con tempo discreto, passando per Rosenheim, Landshut, Deggendorf…Solite soste benzina, pranzo per strada a pochi km da Solla, in un chiosco all’aperto, con tavoli riscaldati (base costituita da fusti in metallo con all’interno del fuoco). Siamo tutti gasati…Si sente che ci siamo… pochi km ancora e si entrerà nell’atmosfera dell’Elefanten…il piazzale ghiacciato, la discesa nella buca, il campo, la tenda, i fuochi….

Arriviamo questa volta di giorno ma c’è da scaricare il pickup (che rimane su in altro, al primo ingresso, a 3 chilometri), organizzare il campo. Io entro nel piazzale e sull’unica pezza di ghiaccio, mi sdraio. Pochi danni (pochissimi, una borsa sganciata, la piastra dello sterzo un po storta…) mi cala un po il morale li per li. Il gruppo si mette in moto, sceglie una piazzola  incredibilmente centrale, sopra la buca, si fanno dei viaggi su e giù, si compra e si trasporta legna e paglia, si realizza un campo spettacolare. Si montano le tende, ultima la mia, ormai con poca luce, aiutato da un signore belga che si scoprirà un vero veterano, dalla grande cultura motociclistica.

La prima sera trascorre allegra e la notte passa bene, con un freddo relativo (0, -4) e con una buona attrezzatura.

Il raduno venerdì inizia veramente a popolarsi: tantissime moto e gente che fa su e giù, mentre la temperatura si alza un po e la neve si dirada. Il gruppo bivacca alla grandissima, tante cose cominciano ad assestarsi e si sta più comodi. Il maialino cuoce lento sulla brace, su una graticola sostenuta da catenelle regolabili e un treppiede da campo nomadi. Fantastica organizzazione e gran impegno per alcuni che si evidenziano per la particolare abnegazione.

 

Il giorno passa tra maialino, salsicce e vino ma il gran clou della giornata è la performance di Ivano su BMW 1150 GS. Si denuda e in stivali, mutande e gilè peloso, sale in moto e scende in buca, all’interno del circuito, compiendo vari giri e dandogli anche di gass pesante, tra i krukki increduli, fango e molto ghiaccio. Incredibile…

Scende la notte, più fredda e nebbiosa…

Fumosa e puzzolente dei tanti braceri qua e la, dei fuochi di artificio, delle bombe al carburo, delle tante voci. Quest’atmosfera è unica ed è vicina a quella che immagino fosse ai tempi degli Unni. Ancestrale ma al contempo “a motore” (spesso a due tempi). Animalesca dei tanti animali infangati, spettinati e mezzi storti delle notti passate all’addiaccio.

L’indomani si decide di partire, considerando le previsioni attendibili. Gran mazzo per smontare, trasportare, uscire dalla buca con la moto carica, rivestirsi. Un misto di sensazioni liberatorie e nostalgiche convivono dentro il casco, percorrendo i primi km in discesa. Ma l’acqua che viene giù in poco tempo, distoglie da ogni pensiero romantico,  innesca quella tensione e attenzione al grip che ti spossa, ti mette alla prova: come sempre quando si torna, pur stanchi, si tiene un passo sostenuto e stanchissimi, dopo ore sotto l’acqua, riusciamo a rientrare alla gasthof dell’andata, che ci accoglie e ci ristora.

Il giorno dopo, domenica, inizia sotto l’acqua, preambolo di una giornata che si rivelerà molto complicata. Sul Brennero ha nevicato, la mattina ha gelato ma noi arriviamo con un certo ritardo perchè tre moto, i mono TT, XT e Dominator, vanno male, perdono colpi. La soluzione sembra essere la sostituzione del carburante fatto in Austria la sera prima. Sono moto a carburatore….In effetti su una moto ha effetto immediato, sulle altre due no. E’ un continuo fermarsi sul Brennero, in autogrill gelati, neve che viene giù copiosa e vento.

Ci si perde con Lucio che prosegue con grandi difficoltà causa malfunzionamento della sua fida XT. Intanto il TT cede, sballando il cuscinetto ruota posteriore. Il Dominator continua ad andare male e si decide di lasciarle nel piazzale di un albergo immediatamente dopo il ponte con il pedaggio. Si riparte in mezzo alla tormenta di neve, la marcia è difficile, la tensione  e la concentrazione è altissima. Riagganciamo Lucio e proseguiamo anche se la sua moto accusa seri problemi. A Campogalliano (MO) lasciamo andare il grosso del gruppo in forte ritardo e, con la moto mal messa, troviamo un albergo e un garage per la notte…ed anche una pizzeria verace con personale amalfitano. La speranza  è di sistemare l’XT600 l’indomani che purtroppo non ripartirà. Il mio secondo  treffen finisce in solitaria da Modena a Roma, sferzato dalla pioggia incessante, mentre Lucio rientrerà a Foligno in auto e carrello.

A due giorni pieni dal ritorno si sente ancora quella sensazione di aver fatto un cosa non comune, una piccola avventura. Tra motociclisti sappiamo che oggettivamente c’è chi ha sofferto decisamente di più, chi si è sbattuto di più per gli altri, per i casini vari di percorso… ma la sensazione, almeno per me, è che il rientro da una cosa del genere, sano e salvo, costituisce qualcosa per cui ringraziare con mestizia. E’ una cosa personale, intima che contempla grande soddisfazione e stima per le proprie capacità e nel contempo smarrimento e paura per le responsabilità che implica l’esperienza.

Tutto ciò per dire che il mito dell’Elefanten per me esiste ed è oggi ancora più forte ma scegliere di rifarlo sarà sempre più difficile….Che treffennn ;)   


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